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mercoledì 24 gennaio 2024

frammenti del mio weekend

Sono già diversi giorni che non pubblico niente, ho dedicato infatti poco tempo al blog e al computer in generale. Volevo quindi farvi un saluto raccontandovi qualche frammento del mio weekend. No, non ci sono stati avvenimenti speciali, ma come sempre qualche uscita in più rispetto alla settimana, ciò che basta insomma a regalare quel pizzico di piacevolezza in aggiunta alla nostra vita quotidiana. 

 

FRAMMENTI DEL SABATO

 

Il mio sabato è iniziato in un modo luminoso, anzi luminosissimo, al tavolo della cucina con il rito della colazione: un tè che ogni tanto alterno (tengo in dispensa una vasta scelta di tè e tisane) e dei biscotti che ogni tanto vario cercando di rimanere possibilmente nella gamma "biscotti sani e bio". E' pur vero che tè e biscotti non sono il non plus ultra della dieta salutare, ma, pur non amando la monotonia alimentare, spesso ci ricado perchè, tra le colazioni dolci che sono le mie preferite, è forse la più veloce da preparare. 

 

luci e ombre mattutine in cucina

Certo che la più rapida in assoluto l'ho vista da poco in una scena di un film guardato al cinema: un caffè in lattina preso al distributore sotto casa prima di andare a lavorare. Capito di quale film parlo? Da 1 a 10...beh, io gli darei minimo minimo un bell' 8 e 1/2! E voi?

 

foto dal web

 

Il primissimo pomeriggio del sabato è stato subito operativo, cosa non da mia abitudine. Dato però che il giorno primo avevo impastato e messo in frigo della pasta frolla, dopo pranzo mi sono messa dietro ai biscotti che avevo in programma. Prima volta che li facevo, li volevo provare perché a me piacciono moltissimo i dolci con le mele cotte (se cercate mele sul mio blog ne vedrete qualcuno). 

 

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Qualche settimana fa avevo sfornato due begli strudelini, sabato invece è toccato a queste invitanti offelle. Tale nome, in dialetto romagnolo, sembra derivare da offa che significa focaccia, schiacciata. Sembrano però più dei biscotti ripieni con una purea di mele.

Apro su questo dolce argomento un capitolo un poco ampio, perchè ho scattato alcune foto che voglio mostrarvi.

Ecco le mie offelle pronte sulla teglia prima di essere infornate,

 


le offelle dopo essere state sfornate,

 


 cosparse di zucchero a velo 

 


e infine naturalmente...

 

 


offelle durante l'assaggio.

 


 

Che dire? Buonissime! Per la ricetta ho attinto sia al famoso manuale di Pellegrino Artusi che dalle nostre parti è come la Bibbia e non si può non averlo in casa, sia ad una ricetta, trovata sul web, che la modificava leggermente. Ad esempio, seguendo quella, invece del candito che non avevo e che non mi fa impazzire, ho aggiunto dell'uvetta sultanina. E ho anche messo meno zucchero nelle mele e meno burro nella frolla. 

Però a parte tutto, il burro c'era eccome e si sentiva! Non che mi dispiaccia, tutt'altro, ma dato che purtroppo 😥 dovrei eliminarlo...mmh, diciamo limitarlo, la prossima volta proverò a farle con la frolla all'olio. 

 

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Nel weekend non ho ricamato tanto, mi son presa un po' di pausa, ma voglio aggiornarvi comunque su come sta andando il mio "A vase of flowers". Se ricordate ve ne avevo parlato qui, dopo l'acquisto del kit. 

Da quando l'ho comprato, ci ho lavorato parecchio al mio ricamo a punto croce, perché ero impaziente di riuscire a intravedere qualcosa e ora finalmente qualcosina la si riesce a immaginare!

 

il mio ricamo "A vase of flowers"

In un lavoro come questo non ci sono, come avete visto, soggetti ben delineati, ma è l'insieme delle sfumature che dà vita al quadro stesso. Quindi per far sì che le chiazze ricamate acquistassero un senso, mi ci sono dedicata tutti i giorni per un'ora, due, tre...boh, ci ho perso perfino il conto, ma i miei occhi no... 

Non so ancora se tanta fatica sarà ripagata dalla riuscita, il fatto è che non ne posso essere sicura dato che durante l'esecuzione ho disseminato una discreta quantità di errorini. Certe tonalità di filati sono talmente simili tra loro che è davvero facile imbrogliarsi a contare! E finché si tratta della discrepanza di un punto o due non si dovrebbe notare, ma c'è una parte in alto in cui qualcosa non mi quadra per niente...mah, speriamo bene!


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Abbiamo chiuso la giornata di sabato andando al cinema in un paese vicino in compagnia di amici. Film di Aki Kaurismaki, un regista finlandese che non conoscevo. Il primo approccio, "Foglie al vento" si intitolava il film in seconda visione, è stato buono, sì mi è piaciuto. Dialoghi ridotti all'osso e stralunati, inaspettati, personaggi interessanti e "veri" che si muovono in una realtà sociale difficile. Ironia che serpeggia, un'ambientazione affascinante e nostalgica...i colori, le luci, gli arredamenti mi hanno fatto desiderare di trovarmi in quegli interni senza tempo o forse di un tempo.

 

foto dal web


Dopo il film avremmo preso volentieri qualcosa al bar, fuori era un freddo che si belava, ma niente da fare! In uno da una certa ora in avanti servivano solo cocktail, un altro non era un bar, bensì un centro sociale e infine nel terzo appena spinta la porta a vetri sono stata investita da un boato musicale da discoteca così assordante che l'ho richiusa immediatamente.

 


FRAMMENTI DELLA DOMENICA

 

Nella domenica abbiamo dovuto occuparci degli ultimi trasbordi di roba dalla vecchia a questa casa e trasferire inoltre molto materiale che avevo in un garage nella "nuova" cantina. Finalmente possiamo dire che quello del trasloco è un capitolo chiuso, ma non quello della sistemazione di tutto ciò che sto accatastando in mansarda. Quello è ancora e lo sarà per molto un capitolo del tutto aperto...

 

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Alla sera altra puntata al cinema. Era già da almeno un mese che dicevo di non voler assolutamente perdere l'uscita dell'ultimo film di Hayao Miyazaki e visto che, in prima visione sarebbe stata l'ultima occasione di vederlo, ci siamo andati. Due film al cinema in due giorni non mi capitavano da anni luce!     

Forse si è capito che amo molto questo regista, vero? Sono come viaggi i suoi film di animazione, c'è una tale ricchezza di tutto che ti sbalordisce e stordisce. Una fantasia strabordante, trovate curiose, personaggi fantastici, simboli, suggestioni poetiche che si mescolano in trame spesso complicate da seguire e a cui è meglio abbandonarsi senza volerle comprendere a tutti i costi. Meglio immergersi nelle sue atmosfere e lasciarsi trasportare come in sogno nel suo mondo incantato. Vedere i suoi film più volte aiuta comunque ad accorgersi di particolari che a prima vista possono essere sfuggiti e vi assicuro che c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire "tra le pagine" dei suoi film.

 

foto dal web


 

Dopo questa bella premessa, devo dire però che "Il ragazzo e l'airone" non mi ha entusiasmato. Non so, sarà stata anche una certa stanchezza che avevo addosso, ma certe parti mi hanno un po' abbioccato, lo confesso. Non so se per via del personaggio principale che non mi ha coinvolto tanto, per i temi esistenziali trattati che non sono proprio noccioline, per una certa cupezza di fondo e per quel  "bulirone" di cui parlavo prima e che mi è sembrato qui ancor più accentuato. D'altronde la mia non è una recensione che non sarei certo in grado di scrivere, quindi prendetela per quella che è, solo una mia impressione. Sarei contenta se qualcuno di voi che l'avesse visto mi dicesse come gli è  sembrato. 


Vi saluto con una delle stupende canzoni tratte dal primo film di cui vi ho accennato, quello di cui mi sono innamorata subito e che per ora metto al primo posto nella mia classifica annuale appena iniziata. 




venerdì 1 dicembre 2023

spaghetti al vino rosso

Vi piace il vino? Preferite il rosso o il bianco? O magari il rosé? Inizio io col dire che potrei senza troppo dispiacere rinunciarvi visto che praticamente faccio un assaggino ogni tot di tempo! Il vino che preferisco comunque è quello dolce, nella mia zona si produce l'albana e la cagnina e quei due li apprezzo molto. A scalare, mi piace il vino bianco servito fresco in estate, ma anche questo dev'essere amabile. In ultimo ci metto i rossi, ma pure questi non devono essere secchi, ruvidi, ma fini e "leggeri". E poi vi faccio una confessione: a eccezione dei vini dolci o di quelli particolarmente amabili, compio un'azione abominevole 😂 che fa inorridire chiunque ami questa bevanda alcolica cioè...lo innaffio con l'acqua!

Insomma, si è capito bene, credo, che di vino non me ne intendo proprio e che non ne nutro un amore sviscerato tanto più che da circa una decina d'anni mi provoca di frequente una strana reazione: allergia, intolleranza o quel che è, quindi devo andarci più che cauta ad assaggiarlo. Detto questo, non disdegno però le ricette che ne fanno uso dai classici risotti al gulash, dai bocconcini di pollo o pesce in padella agli....

 

spaghetti al vino rosso 


Ah, scommetto che questa ricetta non la sapevate! O sì? Io di sicuro non l'avevo mai letta da nessuna parte, non la conoscevo affatto, finché Maurizio un giorno non si è cimentato in questo strano primo piatto. A lui la ricetta l'aveva detta un amico e non si sa se l'amico se la fosse inventata o l'avesse imparata da qualche parte.

Beh, comunque inventata o no, noi l'abbiamo adottata volentieri! Se avete in dispensa una scatoletta di acciughe sott'olio o ve n'è rimasta in frigo una iniziata, del vino rosso e dell'aglio, tutte cose che si hanno abitualmente o quasi a disposizione, allora potete provarla. Non aspettatevi grandi cose, però chissà, può darsi che vi piaccia e decidiate anche voi di adottarla.

 

Ingredienti per due: spaghetti, 

quattro alici sott'olio (o più o meno, a vostro gusto), un bicchiere (o uno e mezzo) di vino rosso, uno spicchio di aglio (o 1/2...o meno anche questo a vostro gusto), olio. 

Procedimento:  

* Tritate l'aglio e fatelo imbiondire a fuoco dolce in una larga padella in cui avrete versato un po' d'olio, 

 

 


 

* subito dopo aggiungete i filetti di alici spezzettati

* e infine il vino.

* Fate quindi evaporare il vino, finché ne resta solo una pappina...non asciugate troppo, ma non lasciate neanche del liquido.    

* Scolate gli spaghetti che nel frattempo avrete fatto cuocere e versateli nella padella col sugo facendoli insaporire.

 

Tutto qui, facile e veloce, vero? Buon appetito a tutti! (lo so che non si dovrebbe dire, ma a me piace lo stesso augurarlo)

 

martedì 26 settembre 2023

la prima doppia infornata della stagione

Sporadiche zanzare a parte, in questi giorni sì che si sta bene! Questa è la mia temperatura ideale, non certo l'afa estiva...anche se ormai con le stagioni non ci si capisce più niente. A questo proposito, cioè di clima sfasato, sabato c'era ancora una cappa opprimente e in casa mia era piuttosto caldo, dato che i muri grossi lo mantengono ben benino: beh, per essere è un risparmio. 

Quindi, come dire, il clima casalingo non invitava certo ad accendere il forno, eppure sì, l'abbiamo acceso! E l'abbiamo tenuto in azione parecchio per una doppia infornata! Maurizio perchè, dopo l'intera estate in cui il lievito madre è restato inutilizzato, aveva deciso di preparare il primo pane della stagione e io perchè avevo pensato di portare la ciambella per il pranzo del giorno dopo da sua mamma: un dolce semplice che si può mangiare a colazione, e non solo, per giorni. 


CIAMBELLA ROMAGNOLA

 

La ciambella, la "zambèla", è uno dei dolci tipici delle nostre parti. Se si va a mangiare in un posto rustico tipo trattoria, non mancheranno di proporvela a fine pasto accompagnata da un vino dolce tipo Albana in cui "tocciarla" . Ed è uno dei dolci tradizionali che, essendo anche molto semplice da fare, un tempo si preparava abitualmente nelle case, tramandando la ricetta di generazione in generazione.

A me l'ha insegnata mia mamma, lei la faceva spesso e ricordo bene la grande teglia tonda di alluminio con le pagnottine appena sfornate belle dorate e profumate. Mi ricordo assai bene delle pagnottine, nè troppo piccole nè troppo grandi, ma una cosa che non ricordo distintamente è se facesse a volte anche il filoncino. Penso di sì, poichè è la forma classica della nostra ciambella, dai fornai è così che la si trova. Fatte da lei mi vengono in mente però più che altro le pagnotte. Probabilmente, essendo quelle che in famiglia preferivamo perchè più croccanti rispetto al filone, aveva dirottato su quella forma inusuale, oppure a sua volta era un'usanza di sua mamma, chissà. Voi comunque fatela pure della forma che volete...ma non col buco!

Data la premessa, vi lascio quindi la mia ricetta personale, quella che ho trascritto sul mio quaderno tantissimi anni fa intervistando mia mamma che, come sempre, per le dosi si regolava ad occhio, ma si sforzava di "tradurle" per me in qualcosa di più leggibile e fattibile. 


la mia ciambella con la ricetta di famiglia


Ingredienti: 3 uova, 1 etto e mezzo di burro, 2 etti di zucchero semolato, gr. 500 di farina tipo 00, 1 bustina di lievito e 1 di vanillina, poco latte freddo

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* Far sciogliere in un padellino a fuoco molto basso il burro tagliato a pezzetti, spegnere subito e lasciarlo intiepidire. Per farlo raffreddare prima, si può aggiungere un po' di latte, mi raccomando poco.

* In una grande ciotola lavorare bene le uova con lo zucchero mescolando con un cucchiaio di legno.

* Aggiungere al composto il burro intiepidito e, sempre mescolando, unire anche la farina versandola a poco a poco, quindi il lievito e la vanillina (io ho usato il lievito vanigliato).

L'impasto deve risultare denso ma morbido, se non lo è versatevi un po' di latte, ma sempre poco alla volta, con attenzione. La consistenza dell'impasto infatti è forse la cosa più difficile di questa facilissima ricetta, perchè se risulta troppo fluido la ciambella verrà piatta come una piadina e se è troppo duro non riuscirete a versarlo nella teglia. E' vero che ho visto delle ricette in cui l'impasto è solido, molto consistente, ma nella mia ricetta non dev'essere così. Calibrare bene quindi... 

* Ungere e infarinare una grande teglia, va bene anche quella del forno, oppure (al giorno d'oggi si usa ed è comoda) ricoprirla con della carta da forno e formare un filoncino o delle pagnottine a vostro piacimento. Cospargere la superficie della ciambella o ciambelline con un po' di zucchero. 

* Infornare a 180°, a forno già caldo e cuocere fino a che la ciambella risulterà dorata in superficie, assicuratevi con uno stuzzicadenti che sia ben cotta anche all'interno. Non vi metto il tempo di cottura, perchè varierà a seconda della forma che le avete dato, se avete due filoncini anzichè uno, oppure delle pagnottine. 




FILONCINI DI PANE


Beh, non posso concludere il mio post senza farvi vedere anche gli altri filoncini sfornati nella giornata di sabato. Sono quelli di pane con lievito madre preparati da Maurizio. Bellini, vero? Di questi non vi metto la ricetta, però vi assicuro che sono molto buoni in tutte le varianti con i diversi tipi di farina che sperimenta di volta in volta. Chi assaggia il pane fatto in casa ne rimane innamorato ed è più difficile poi che apprezzi quello "leggero" che si acquista in certi panifici o supermercati. Senza nulla togliere naturalmente a chi tra i fornai lavora bene e con ingredienti di qualità.



Dolce o salato...quale assaggereste?


mercoledì 7 giugno 2023

more di gelso, qualche idea golosa

Conoscete le more di gelso? Le avete mai assaggiate? Io le ho scoperte che ero già grande: un giorno durante una lunga biciclettata assieme a una mia amica, lungo la strada abbiamo fatto una sosta sotto a un albero, per me misterioso, ricco di frutti neri. E lì, seguendo il suo esempio visto che lei invece sapeva bene che si trattava di un gelso e che quei frutti selvatici erano commestibili, ho assaggiato per la prima volta quelle more. E mi sono piaciute molto: un mix di asprigno e dolce piacevolissimo.

E' poi passato tanto tempo prima che avessi l'occasione di gustare ancora quei particolari frutti e anche se non ricordo in quali posti, sono sicura sia capitato varie volte qua e là nei miei giri con Maurizio. 


il sentiero delle more


Negli ultimi anni però l'appuntamento con le more di gelso è diventato una scadenza fissa legata a un certo luogo: quello della pineta che si snoda proprio dietro alla spiaggia che frequentiamo in primavera-estate.

E' qui che si trova infatti "il sentiero delle more" come l'ha battezzato un bambino. 

 


Gelsi bianchi e gelsi neri, gelsi strapieni di frutti o al contrario del tutto spogli. Non tutti danno dei frutti buoni, ci sono anche le more insapori o con un gusto quasi sgradevole, bisogna insomma addocchiare quegli alberi che producono quelle più gustose e poi...raccoglierle. Naturalmente quando sono ben mature. Appena le toccherete con la mano, si staccheranno all'istante, quindi attenzione che non cadano per terra! I frutti sono molto delicati, si acciaccano facilmente.

 

Nelle mie foto potete vedere le more nere e quelle bianche. 

 

more di gelso nere

 

more di gelso bianche

Quest'ultime non saranno una gran bellezza a vedersi, assomigliano a dei bruconi, però a me piacciono pure quelle, sono infatti molto dolci e senza quel gusto asprino.

Ed ecco il nostro prezioso bottino di more fatto l'ultima volta che siamo stati al mare. In pineta abbiamo trovato molte more già mature, perchè grosso modo il periodo giusto è questo qui, cioè da inizio giugno in poi...

...finchè se ne trovano ancora sugli alberi. Quelle della foto sottostante invece le avevamo raccolte l'anno scorso circa a metà mese.


contenitore con more di gelso bianche e nere


alcune idee mangerecce

 

E dopo la raccolta cosa si fa? Considerando che queste more  hanno una durata piuttosto limitata, bisogna decidere abbastanza in fretta come utilizzarle. 

Certo si possono mangiare così al naturale da sole o aggiungendole nel muesli o allo yogurt la mattina o, se vi piace, usarle per un porridge...idea non male, qui la mia ricetta del porridge con le more di gelso.

Oppure si può pensare di farne una marmellata o una granita. Volete provare?

 

marmellata di more di gelso nere 

 

Questa è stata la seconda volta che ho preparato questa marmellata (che poi sarebbe una confettura...) e ho voluto fotografare alcuni passaggi per farveli vedere. Proprio perchè la mia esperienza in fatto di marmellate fatte in casa, pur avendole viste fare svariate volte da mia mamma quando ero bambina, è quasi nulla, vi posso assicurare che questa ricetta è facilissima, alla portata di tutti.

Mi dispiace di non poter riportare, come sarebbe stato corretto, il link del sito da cui l'ho copiata, ma non avendolo scritto, non sono riuscita più a recuperarlo. Sul web potete trovare tante ricette anche diverse, io per ora ho provato questa e mi ha soddisfatto, quindi la passo volentieri anche a voi.

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Ingredienti:  500 gr. di more di gelso, 60 gr. di zucchero di canna, succo e scorza di 1/2 limone biologico, 1/2 bicchiere d'acqua.

 

come si fa

 

 * Dopo averle pesate, ho lavato delicatamente  le more di gelso. Io ho utilizzato quelle nere (e non vi so dire se sia altrettanto buona anche con quelle bianche) e non ho tolto il picciolo perchè in quelle nere è davvero minuscolo, però se volete farlo vi raccomando di mettervi i guanti...macchiano tantissimo!



* Dunque...dicevo che le ho lavate e poi messe a scolare nello scolapasta. Intanto ho messo sul fuoco un tegame con l'acqua e lo zucchero e ho fatto bollire qualche minuto finchè lo zucchero si è sciolto.



* Ho aggiunto poi il succo e la scorza del limone...(vi ho mai detto che il saporino della scorza è uno dei miei preferiti in assoluto?)

* e infine vi ho messo anche le more.

 


 

*  Man mano che si cuocevano...


* ho iniziato a schiacciare i frutti con la forchetta, ma visto che opponevano una certa resistenza, ho utilizzato anche la schiumarola.


* E poi...le ho lasciate a cuocere, mescolando ogni tanto, per circa 30 o 45 minuti, non ricordo di preciso. Regolatevi voi comunque, sapendo che deve naturalmente avere la consistenza di una marmellata e tenete conto che, una volta che si raffredda, tende a diventare molto densa. Forse la mia lo è un po' troppo...

 

* Durante la cottura, abbiate cura di sterilizzare, facendoli bollire, un barattolo o due di vetro.

*Appena togliete dal fuoco la marmellata, invasatela, chiudete bene i barattoli e capovolgeteli a testa in giù. Per una descrizione più accurata di come invasare e sterilizzare, meglio andare a leggere qui.

* Una volta freddi, rigirateli pure. Come vedete, a me con gr. 500 di more è venuto fuori un solo barattolo di marmellata. Con quella poca rimanente abbiamo fatto l'assaggio. Promossa!

 

Quest'anno ho messo via in dispensa il prezioso barattolo per gustarlo molto più avanti quando saremo in vacanza in montagna, l'anno scorso invece avevo utilizzato subito questa marmellata per farne una crostata con la pasta frolla senza burro.

A parte l'aspetto "incerottato" che hanno sempre le mie crostate (cosa volete, ormai mi sono rassegnata) questo tipo di marmellata gli ha dato davvero una marcia in più...buonissima!

Credo che se poi ci fosse stato perfino uno strato di ricotta, sarebbe stata favolosa. Da provare la prossima volta!


la granita alle more di gelso

 

E ora veniamo alla granita. Eh sì, perchè se di more ne avete raccolte parecchie, non potete rinunciare a provare anche quest'altra ricetta. Ho letto che la granita di more di gelso è tipica della Sicilia, io però l'unica volta che sono andata in vacanza sull'isola, sfortunatamente non l'ho assaggiata. 

Ricordo invece (saran passati quasi 40 anni...) che una mattina io e le mie amiche di vacanza eravamo andate assieme a dei ragazzi siciliani, in un bar di Catania e lì avevo ordinato, curiosa, una granita al caffè con panna accompagnata da una brioche. Quanto mi era piaciuta quella colazione così insolita per me! Quel momento è stampato ancora nella mia memoria.

Ma non divaghiamo troppo che poi vi annoiate, torniamo dunque alla ricetta che ho trovato sul web e che ho seguito. Anche in questo caso purtroppo non mi sono appuntata il sito, excuse me...

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Ingredienti per 6 (poi ognuno la adatta come vuole): circa 600 gr. di more nere, 300 gr. di zucchero, 300 gr. di acqua, succo di un limone. 

 

come si fa

 

 * Lavate le more, tagliate o togliete i piccioli (raccomandato soprattutto per le bianche che hanno i gambini lunghi), quindi asciugatele con la carta da cucina e ponetele in freezer per 30 minuti.

 * Preparate uno sciroppo mettendo sul fuoco un tegamino con l'acqua e lo zucchero, ma spegnete prima che arrivi a bollore. Versatelo in una ciotola capiente.

* Prendete le more dal freezer e frullatele con il succo di limone, quindi aggiungetele allo sciroppo ormai raffreddatosi.

 * Riempite con la purea di frutta un contenitore in plastica o acciaio dotato di coperchio (coperchio che però dovrete solo appoggiare, non chiudere completamente!) e ponetelo in freezer. 

* Ora non dovrete fare altro che mescolare la granita ogni mezz'ora per...diciamo dalle 3 alle 5 ore circa! Questo per mantenere quella cremosità tipica della granita siciliana. 


Servire così o con panna, una vera golosità quest'ultima! 

Foto con la granita che ho fatto lo scorso anno, scusate se la mia unghia è leggermente scura, ma le more macchiano maledettamente.

 

 

Vi mostro anche la foto della granita di quest'anno che ho preparato pochi giorni fa con le more bianche...e niente, nonostante l'avessi praticamente sommersa di panna (si vede un po' che sono golosa?) a me questa non è piaciuta, non so forse ho sbagliato qualcosa, ma ho sentito un retrogusto amarognolo che non me l'ha fatta amare.

 

La prossima volta userò le bianche per fare altre cose, vedete voi se invece volete sperimentarla, magari vi piace.

more di gelso bianche e nere

P.S. Se vi interessa conoscere anche le proprietà di questi frutti, potete andare a leggerle in questo sito.

 

Un dolce saluto a tutti!

domenica 19 marzo 2023

un quadro di...porridge, ricetta base e qualche idea

Nelle mie passate e ormai lontane vacanze in Gran Bretagna, il porridge non mi era mai capitato di assaggiarlo, neanche a casa di una famiglia londinese che mi aveva ospitato quando avevo 16 anni (vacanza scambio con la classe). Visto che ogni tanto però lo sentivo nominare, un pochino di curiosità mi era venuta, in più ero alla ricerca di un modo per utilizzare i fiocchi d'avena in tempi brevi, una volta aperto il sacchetto per far la granola...(dove vada l'accento me lo chiedo ancora adesso).

L'occasione è poi arrivata con Instagram: sì, perchè avevo visto che molte persone postavano immagini di tazze di porridge piuttosto invitanti. Così l'ho provato anch'io e della versione dolce me ne sono innamorata!

TANTI TIPI DI PORRIDGE

Cio che mi è piaciuto tanto è che, con un pizzico di creatività, si può variare facilmente questa "pappa" d'avena sia nel sapore che nella sua decorazione (il topping...non il topper di Barbieri 😄). Beh, a quest'ultima ho dedicato molta cura, perchè nel periodo di massima infatuazione pubblicavo le foto su Instagram man mano che ne preparavo uno diverso. Così i vari tipi li ho riuniti in un collage per farveli vedere, non sembra un quadro?

 

immagine con vari tipi di porridge decorati diversamente
collage di porridge cotti

 Chissà se solo guardandoli riuscite a intuirne i gusti...forse non di tutti!

Questi che vedete sono dei porridge caldi, cioè fatti con i fiocchi d'avena cotti. Il porridge per me è comodo, lo si prepara in tempi relativamente brevi, è leggero e digeribile, chiaramente se non lo si imbottisce di golosità ipercaloriche, e allo stesso tempo è saziante. In più ho notato che influisce in positivo sulla regolarità intestinale.

Ma le volete sapere proprio tutte le proprietà dell'avena? Non sto a scrivervele io, meglio andiate a leggere questo articolo che le elenca in modo esauriente.

QUALCHE RICETTA DAL WEB 

E ora veniamo alle ricette, va bene? Vi metto il link su facebook (io letto su instagram) di Mipiacemifabene di Federica Gif per il porridge alle fragole mentre quello di Mangia sano con Elisa se volete fare il porridge bicolore caffè e cioccolato, dovrete cercarlo su Instagram perchè non so mettervi il link. Anche le ricette di rizzi_rosanna, sempre su Instagram, le ho trovate molto buone.

Per alcuni di questi porridge ho preso invece spunti in giro, non ricordo neanche dove, a volte ho mischiato le ricette e spesso, dopo averci preso la mano, ho improvvisato molto. Infatti ecco...

ALCUNE IDEE PER VOI 

Un attimo...premetto che:

  • io utilizzo sempre i fiocchi d'avena piccoli e se in casa ho solo quelli grandi, li trito grossolanamente col coltello. Spesso uso quelli bio integrali;
  • per me metto 30 o 40 gr di fiocchi con 250/300 ml circa di bevanda vegetale. Partire con 200 o 250 ml e poi aggiungere il "latte" che manca pochissimo alla volta durante la cottura, permette di regolare meglio la consistenza desiderata. Oppure si può fare metà acqua e metà latte vegetale;
  • non ho una bevanda vegetale preferita, o meglio, metto spesso quella d'avena, ma a seconda del tipo di porridge, mi piace anche quella al cocco o alle mandorle;
  • due parole sulla cottura: anche se spesso ho trovato scritto di toglierlo dal fuoco appena alcuni minuti dopo il bollore, io preferisco contare 8 o 10 minuti da quando bolle. Questo perchè se lo tengo sul fuoco di meno, mi risulta un po' indigesto. 
  • a volte, prima di metterlo sul fuoco, lo dolcifico leggermente con qualche goccia di sciroppo d'agave o mezzo cucchiaino di zucchero di canna. Meglio non esagerare...se in mezzo ci avete messo della frutta fresca dolce o del cocco grattuggiato, non serve neanche zuccherarlo.
Ricetta base

Sapete già come si fa il porridge? Se la risposta è no, vi dico velocemente come prepararlo...è facilissimo, vedrete.

1) Mettere in un pentolino i fiocchi d'avena e la bevanda vegetale (o metà bevanda e metà acqua), dolcificare se si desidera. Ricordatevi che cacao, cannella, frutta schiacciata o a pezzetti, caffè e altro ancora si mettono adesso, a freddo. Considerate che se aggiungete caffè dovrete mettere una minor quantità di latte.

2) Spostare il pentolino sul fuoco e mescolando ogni tanto aspettare che il tutto giunga a bollore, poi abbassare e cuocere ancora 8/10 minuti stando attenti che non attacchi. La consistenza deve essere densa, come una crema, nè troppo asciutto, nè troppo liquido. Regolatevi quindi col latte come vi ho detto sopra.

3) Togliete il porridge dal fuoco e versatelo in una ciotolina o una tazza un po' capiente. E a questo punto il topping...decorate la superficie come preferite: frutta fresca, frutta secca tritata, cioccolato tritato, cocco, semi di chia, biscotti eccetera eccetera... e mangiate quando è ancora caldo!

due suggerimenti miei molto colorati (che spero vi piacciano)

Porridge alle more di gelso: una decina circa di more di gelso nere o miste (vi piacciono? A me tanto, io le raccolgo in pineta vicino al mare),

more di gelso bianche e nere
 

40 gr. di fiocchi d'avena, circa 300 ml di latte vegetale, un cucchiaino di zucchero di canna. Procedete come vi ho spiegato e durante la cottura schiacciate le more con una forchetta. Decorate con more intere, cioccolato bianco tritato, scaglie di cocco essiccato.

porridge alle more di gelso

Porridge alle ciliegie cotte: ai soliti ingredienti, prima di mettere sul fuoco, unite anche qualche ciliegia cotta in precedenza fatta a pezzettini. Procedete come al solito, poi decorate. Sopra, io ho fatto colare un po' del sughino delle ciliegie e ho fatto la cornice con i famosi biscotti caramellati sbriciolati.

porridge alle ciliegie cotte
 

Conclusioni di questo dolce post...non rimaneteci male se vi confesso che ultimamente la mia passione per il porridge è leggermente diminuita, forse ne ho mangiati troppi la scorsa estate... Non so se allo stesso modo di prima, ma penso comunque che tornerà quando mi farà visita nuovamente il caldo estivo. Perchè è soprattutto quando è afoso e non ho assolutamente voglia di prepararmi niente di impegnativo per pranzo o per uno spuntino, che si affaccia l'idea del porridge: veloce da fare, leggero e saziante. Ogni tanto lo si può sostituire anche al pasto, perchè no? 

La cosa ideale sarebbe mangiarlo a colazione, lo so, ma per questione di tempo opto per altre cose. E il porridge freddo, quello che metti in frigo alla sera e alla mattina è pronto da gustare, che sarebbe l'ideale, non riesce proprio a piacermi. Forse non ho ancora individuato la ricetta giusta...

Riguardo invece a quelli caldi, spero di essere stata abbastanza chiara nelle spiegazioni, se mi è sfuggito qualcosa o avete comunque qualcosa da chiedermi, io sono qui!

P.S. Dite pure la vostra...anche che non vi piace il porridge 😆

 

mercoledì 1 aprile 2015

crescioncini alle mele: approvati!

Domenica di brutto tempo (non questa, ma la scorsa): voglia di fare un dolce, ma in casa niente latte, poca farina e poco burro...però nella ciotola alcune mele. Sfoglio il mio quaderno delle ricette e, alla lettura degli ingredienti necessari, ne devo scartare un bel po'...non mi perdo d'animo però e continuo a sfogliare: la sezione dolci del mio ricettario è decisamente ben fornita. Finalmente ne trovo una che fa al caso mio, certo non ho così tanto burro e farina in casa, nè tante mele, ma basta solo dimezzare le dosi!
Beh, c'è anche da dire che è una ricetta scritta tanti anni fa, ricopiata chissà da quale giornale, mai provata finora. Ma questo non mi scoraggia di certo, tutt'altro...così di buona lena mi ci metto dietro.

Facile è facile, ve lo assicuro, basta solo che siate disposte/i a...

1) fare la sfoglia: a me rilassa fare la sfoglia ogni tanto (solo ogni tanto, eh!) ma non per tutte quante è così. Anzi, forse siamo la minoranza...
2) innondare la cucina di "odor" di fritto. Poco piacevole, sono d'accordo, specialmente se come me ci mettete due giorni a farlo uscire dalle finestre...Però il fritto "dolce" è un pochino più sopportabile, diciamo così.
3) sommergere il fornello di unto...tante goccioline che schizzano via dalla padella come fosse un acquazzone. Preparate gli ombrelli!
4) concedervi un fritto... non sarà proprio il massimo della salute, ma ogni tanto uno strappo si può fare, vero?

E detto questo, se questi quattro punti non vi hanno fatto desistere dall'intenzione di sperimentare queste gustose frittelline ripiene, eccovi qua la ricetta.

Crescioncini alle mele

Ingredienti: 
gr. 300 di farina per dolci, gr.100 di burro, 6 mele, uvetta sultanina, cannella in polvere, 4 cucchiai di zucchero, acqua o yogurt magro.

Come si fanno: 

Far fondere il burro  in una padellina. Impastare sul tagliere la farina con la metà del burro fuso, aggiungendo acqua (lo yogurt io non l'avevo, ma voi potete scegliere ciò che più vi piace). Fare una palla e lasciarla riposare per mezz'ora al caldo. Io l'ho solo coperta con uno strofinaccio. Intanto sbucciare ed affettare le mele e cuocere le fettine assieme allo zucchero e a un po' di uvetta. Verso fine cottura spolverare di cannella. Cuocere finche le mele non saranno disfatte.
Stendere col matterello una sfoglia sottile, ritagliare dei piccoli dischi (io ho utilizzato un bicchiere, perchè ero sprovvista di altri attrezzi), mettere al centro di ognuno il composto e chiuderli a metà. 


Scaldare l'olio in una padella e friggervi i crescioncini finchè appaiono dorati da entrambe le parti.


Scolarli, asciugare l'unto in eccesso e...assaggiare. A vederli forse non sembrano particolarmente invitanti, però a volte non bisogna fermarsi alle apparenze...provare per credere!



Buon inizio mese a tutti voi e, dato che siamo in vista delle festività, ne approfitto per augurarvi con un certo anticipo anche una Buona Pasqua!


lunedì 19 gennaio 2015

frittata di mele

Amo molto le mele con una leggera preferenza per quelle cotte e in particolar modo quelle che arricchiscono e rendono speciali certi dolci come la torta di mele, lo strudel e.. pure l'apple pie, di cui andavo matta in Inghilterra. Se poi si riesce a preparare un dolce alle mele perfino senza accendere il forno, cosa si può desiderare di più?


FRITTATA DI MELE 


Questa ricetta l'ho imparata un'estate in montagna. Me l'aveva mostrata mentre la preparava una ragazza più grande di me, forse la zia di una mia amica "estiva". Ero poco più di una ragazzina, ma la passione per i dolci era in me già bella delineata, (oltre a quella per la maglia, vedi foto sotto) così da allora visto che questo "dolce" mi era piaciuto molto, l'ho rifatto parecchie volte e, sarà per il gusto delle mele, il profumo della cannella o il ricordo che vi è associato, quando lo gusto il mio pensiero corre là fra i monti.

Ingredienti: 
2 mele rosse, 1 limone, un pizzico di cannella in polvere, gr.50 di zucchero, gr.50 di burro, gr.100 di farina per dolci, 1 bicchiere circa di latte, 2 uova, zucchero a velo.

Procedimento:
Come prima cosa sciogliete il burro in una padellina. Dividete le mele in quattro parti, sbucciatele e togliete il torsolo, poi tagliatele a fettine piuttosto sottili. Mettetele in una ciotola e copritele con metà dello zucchero, la spremuta di un limone e la cannella. Mescolate per bene. Amalgamate in una terrina capiente la farina con il latte (deve risultare un impasto molto morbido, regolatevi voi col latte), poi aggiungetevi i due tuorli, l'altra metà dello zucchero e metà del burro fuso che nel frattempo dovrebbe essersi raffreddato (io la metà la misuro sempre ad occhio). Mescolate il tutto, poi montate le chiare a neve ben ferma e incorporatele delicatamente. Aggiungete quindi le fettine di mele e il burro rimasto mescolando sempre con delicatezza. Fate sciogliere un altro po' di burro in una padella e versatevi il composto. Mettete il coperchio e cuocete la frittata a fuoco moderato. Quando avrà preso colore da una parte, giratela dall'altro lato. Una volta pronta, trasferitela in un piatto


e spolverizzatela con lo zucchero a velo.

Questa frittata dolce dà il meglio di sè mangiata calda o tiepida quindi non aspettate troppo! 


P.s. Mi rendo conto che il procedimento di questa ricetta sembra piuttosto sconclusionato ed ho avuto un certo coraggio a pubblicarla...Rileggendola, io che amo fare i dolci ma non sono proprio un'esperta, mi sono chiesta se quella è proprio la sequenza giusta in cui aggiungere i vari ingredienti  e soprattutto mi chiedo se unendo mele e burro fuso dopo gli albumi montati, non si rischi poi di smontarli... Anche se non me lo ricordo bene, eh già, ne è passato di tempo, probabilmente allora l'avevo annotata molto velocemente magari addirittura mentre la preparava, non so dirvi, però nonostante la sua sconclusionatezza mi riesce miracolosamente quasi sempre bene.
 

Siete anche voi tanto coraggiose/i da provarla? O tanto gentili da correggere eventuali errori di questa gustosa ricetta al profumo di montagna?

domenica 28 dicembre 2014

la terapia dei biscotti

Avete presente quant'ero stressata prima di Natale? Mi dispiace che abbiate dovuto subire i miei sfoghi, ma sono pur una blogger in carne ed ossa, quindi a volte mi capita di non essere proprio in gran forma... Vi dirò che c'è stata un'evoluzione delle mie emozioni abbastanza rapida: da uno stato d'animo ben poco simpatico, diciamo pure negativo qual è il sentirsi sotto pressione, avere la testa in una girandola di pensieri sulle cose da fare ed il corpo che cerca affannosamente di starci dietro, sono passata ad uno invece sempre permeato dalla frenesia, ma senza più traccia di malumore, direi quasi euforico. Strano? No, non tanto, non è la prima volta che la concomitanza del mio compleanno con il Natale e l'inizio delle vacanze e dell'inverno, mi dà una sensazione "frizzante": testa leggera e mani di pastafrolla...quante cose mi sono cadute in questi giorni!
Ma a proposito di pastafrolla o giù di lì (solo le esperte potranno dire se si trattava proprio di quella) ciò che ha definitivamente stroncato il mio umor nero, è stata la terapia dei biscotti. Già una mezza idea di prepararli, anche per risolvere all'ultimissimo minuto il "problema" regalini (avrebbero potuto essere utili sia da soli come pensierino che come rimpinguamento ad altro) già ce l'avevo, ma quando poi Eli nel suo commento al mio post  ha riattizzato quell'idea, allora ho deciso! Mi sono messa immediatamente alla ricerca su internet di una ricetta di biscotti semplici natalizi e ne ho trovate due interessanti: in una, di Giallo Zafferano, erano normali ma con glassa, nell'altra , di Briciole di mele, leggermente speziati. Ringrazio entrambe per aver condiviso queste buone ricette.
Il pomeriggio del giorno dopo è stato quindi in buona parte dedicato ai biscotti...

biscotti con cannella e zenzero

biscotti, biscotti e ancora biscotti! Ah, per fortuna che avevo l'aiutante così ci siamo potuti dividere i compiti: Maurizio ha fatto l'impasto di quelli speziati, io degli altri e in un balletto di incastri tra riposo della pasta in frigo, stende uno, poi stende l'altro, formine in contemporanea,


varie infornate, glassature (sapete, era la prima volta che mi lanciavo con la glassa e so bene che i miei risultati faranno rabbrividire le cake designers!)


...siamo arrivati a sera coi miei piedi che facevano scintille, in compenso la terapia dei biscotti aveva funzionato: lo stress si era definitivamente dissolto. Ciò significa che anche se mi ero imbarcata in un'ardua impresa, mai fatti tanti biscotti in vita mia, devo ammettere che fare dolci scioglie ogni tensione!


biscotti con glassa

Sì, finalmente con l'umore ormai addolcito ero pronta per affrontare le feste.

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Pur amando molto preparare dolci, non avevo mai trovato finora una ricetta di biscotti che mi soddisfacesse: o venivano troppo burrosi, o duri o insapori ecc... Nessuna che valesse la pena riprovare e custodire nel mio quaderno. Stavolta invece sono proprio contenta del risultato ed anche chi li ha assaggiati li ha trovati molto buoni. Tra le due io propendo di più per la prima, sia per la facilità d'esecuzione (gli ingredienti vanno impastati tutti insieme) sia perchè i biscotti risultano più dolci e friabili, però dato che i gusti sono personali, magari a voi piace maggiormente la seconda... Beh, sicuramente da tener presenti entrambe in caso di "Christmas blues".

Buon proseguimento delle feste!