Sì lo confesso, i puzzle li amo immensamente. Non incondizionatamente nel senso che mi piace molto di più fare quelli che rientrano nei miei gusti, ma mi è capitato anche, in diverse occasioni, di applicarmi volentieri a qualcuno che ad esempio personalmente non avrei scelto.
I puzzle per me sono un passatempo divertente e appassionante, adatto a qualunque età. E mi piace, una volta completati, incorniciarli e appenderli in casa. Beh, non saranno proprio delle opere d'arte, ma a me piace guardare il frutto del mio paziente lavoro.
Seguitemi quindi per un mini tour a casa mia che vi faccio vedere i miei!
I PUZZLE DI CASA MIA
Iniziamo con i due puzzle che riproducono opere di Escher, un artista che come ho detto altre volte, mi affascina tantissimo. Li avevate già visti nel bagno del mio ex bilo dove si sposavano bene con le piastrelline bianche e nere a scacchi, pure qui li ho voluti appendere nello stesso ambiente e anche se bagno e piastrelle sono assai diversi, non ci stanno malaccio.
Entriamo quindi nella camera da letto, ancora abbastanza spoglia, dove però non poteva mancare alla parete Il bacio di Klimt, altro artista che mi avvolge tra le sue spire dorate.
Ci spostiamo adesso in cucina e proprio lì, sopra alla mensola d'acciaio che vi avevo mostrato qui appena trasferitami in questa casa, da poco di puzzle ce n'è un altro. Avete riconosciuto l'immagine riprodotta? E' la famosissima Lunch atop a skyscraper, una foto del 1932 scattata su un edificio allora in costruzione: il Rockefeller center. Uno scatto finalizzato probabilmente a pubblicizzare il nuovo grattacielo in questione, ma gli operai non erano comparse (e bè non penso ce ne sarebbero stati molti a prestarsi!), bensì le persone che vi stavano lavorando, erano "vere" insomma e vere pure le travi su cui con nonchalance si accomodavano per consumare il pranzo ed anche per stendersi a riposare come si vede in altri scatti... bbbrrr che brividi!
Riguardo a questa foto sorprendente (che stimola riflessioni riguardo alla sicurezza sul lavoro) ho trovato alcune notizie che se vi va potete leggere qui.
Mi allargo un po' dicendo che questo grande puzzle giaceva bell'e finito in un cassetto da tanto, tanto tempo...ero una ragazza e abitavo ancora in questa casa coi miei quando lo iniziai sparpagliandone sul tavolo basso della mansarda tutti i pezzi. Principalmente mi ci dedicavo da sola ma occasionalmente anche col mio primo nipote e o le amiche di passaggio. Certo il puzzle è un gioco solitario sì, ma se le tessere si cercano assieme tra una chiacchiera e l'altra, il tempo passa meglio e ci si diverte anche di più mentre intanto il puzzle prende forma. Anche mia mamma quando andava di sopra dove c'è la lavanderia, a volte passando da lì davanti scovava qualche tesserina da aggiungere, poi me lo diceva orgogliosa...un bel ricordo inghiottito dal tempo.
Una volta terminato era stato però abbandonato, non so perché, in quel cassetto sotto al lettino, finché, ritornando qui, l'ho trovato e ho deciso di farlo finalmente incorniciare.
Riemergo dal passato e seguendo le tracce dei puzzle, in sala eccone uno mini mini su un ripiano della libreria. Si tratta sempre di un Klimt, un particolare dell'opera Judith, e devo averlo comprato se non sbaglio ad una mostra di due anni fa vista a Piacenza assieme a delle amiche.
Infine un mio acquisto recentissimo: un puzzle, a tema pesci, vintage come me...Beh, per ora vi faccio vedere solo la scatola, perchè è ancora da iniziare, basta solo liberare il tavolo in mansarda...cosa ci vorrà mai?!😄
E' stato interessante per me scoprire qualcosa del fondatore della Cavallini & Co, Brad L.Parberry, e di come l'Italia sia stata fonte di ispirazione per il suo lavoro. Se siete curiosi, andate a leggere qui l'intervista in inglese.
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Chiudo il capitolo puzzle con un altro dolce ricordo, una foto dei primi anni '90 del periodo ludoteca: due ragazzini impegnati a trovare i pezzi di un puzzle che avevamo sistemato su un tavolone a disposizione di tutti. Un puzzle a cui ognuno poteva contribuire aggiungendo una, due, tre...tutte le tessere che voleva. Un intenso lavoro di gruppo per un puzzle quasi impossibile...no, non proprio, però con un grado di difficoltà piuttosto alto in quanto doveva essere fatto senza alcuna immagine di riferimento, non si sapeva di preciso cosa sarebbe apparso!
Una volta che il quadro fosse stato completato o già durante la sua esecuzione, si tentava di trovare, attraverso gli indizi che di mano in mano comparivano, la soluzione del racconto giallo scritto sulla scatola del gioco.
Li avete mai visti questi originali puzzle? Si trattava dei mitici i gialli Clementoni, non più in commercio da anni, se non tra i giochi usati che potete trovare in vendita su internet.
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Se volete infine scoprire (ed anche realizzare) altri tipi di puzzle o rompicapo e stupirvi col risvolto divertente della matematica, vi consiglio di andare a leggere questo post di MammaConta - All'origine... il cuore!



























































