lunedì 26 febbraio 2024

Liquidambar

È vero, siamo già verso fine febbraio e questo post giaceva nelle bozze dai primi del mese, ma dato che mi va di pubblicarlo lo stesso, facciamo finta che...

 

Febbraio è da poco iniziato, quindi come al solito ho girato la pagina del mese passato e vi ho trovato questa nuova immagine, bella come lo sono sempre le illustrazioni di Alfonso Goi e come lo erano quelli dei disegnatori precedenti.

 

 

calendario dell'Erbolario

Sono molti anni che non posso più fare a meno di questi calendari che mi regalano in erboristeria: ogni pagina, per me che amo tanto la natura, è una gioia per gli occhi. E c'è sempre tanto da imparare.

 



In questo disegno mi hanno colpito particolarmente questi: i frutti del Liquidambar.  

 


 

Il liquidambar...bel nome, vero? Un albero, con foglie simili a quelle dell'acero, con un nome evocativo che significa "ambra liquida" per via della resina aromatica che sgorga dal tronco se lo si incide.


Ricordate quand'è stata la prima volta in cui la vostra attenzione è stata attirata da queste strane palline irte di punte? O non le avete mai viste?

 

 


 

Maurizio schiarisce la sua e la mia memoria raccontando che  è successo quando eravamo, più di dieci, quindici anni fa, dalle parti di Imola per un corso di balli popolari. Tornando alla macchina, parcheggiata in un viale alberato, avevamo notato per terra quelle strane "pigne". 

 

 

frutto del Liquidambar

 

Così particolari che io, amante del Biedermeier (se siete su Pinterest, potete cliccare qui per farvi un'idea di questa tecnica), allora anche più di adesso, ne ho raccolta una e osservandola con curiosità, ho pensato che poteva essere un originale elemento naturale da utilizzare per una creazione, magari come fulcro di un bel mazzolino.

Le mie "palline" però stanno da anni dentro a questa scatola assieme a delle pigne: credo si tratti ancora di quelle poche raccolte nel lontano weekend di danze.

 

 
Nutro però la speranza di potermene un giorno servire per creare qualcosa di carino. Anche una bella ghirlanda fatta solamente di questi frutti legnosi non sarebbe male...devo solo rimpinguare la mia scorta!

venerdì 9 febbraio 2024

come incorniciare i ricami a punto croce

Una volta avevo una corniciaia che non era solo una corniciaia, dato che vendeva poster, puzzle, locandine e altro. Della corniciaia, che lavorava in coppia col marito, sono rimaste solo queste insegne...io mi illudo che un giorno, come per magia, quell'insegna venga rinfrescata e il negozio riprenda vita, ma non credo proprio sarà così. 

 


Una sera, non tanto tempo fa quindi ormai diversi anni dopo che avevano chiuso, incontrandola per caso in un locale le ho detto d'impulso il mio dispiacere che avessero smesso l'attività, ma la cosa naturalmente è finita lì, non eravamo abbastanza in confidenza per ampliare il discorso.

Quante cose, a cavallo tra gli anni ottanta e duemila, ho fatto incorniciare da loro! Cose che individuo a colpo d'occhio e, se mai avessi qualche dubbio, me lo conferma il nome stampigliato sul retro: piccoli particolari preziosi. 

Lei e il marito erano bravi, ci mettevano cura e passione. Sapevano consigliarti bene e realizzavano il lavoro in modo da valorizzare l'oggetto, avevano inoltre una buona scelta di cornici e pure questo non è cosa scontata. 

Dopo di loro non ho più trovato un corniciaio che mi piacesse in quel modo, così ho vagato da uno all'altro non troppo convinta. 

Ciò che mi è risultato più difficile trovare è stato soprattutto qualcuno che sapesse incorniciare bene i miei ricami.

Per quelli su canovaccio la cosa è, relativamente, più semplice perché basta fare una robusta cornice a cui fissare con chiodini o altro il ricamo, per poi scegliere la cornice col giusto spessore. Tutto sta comunque nel tirare il canovaccio in modo che risulti dritto e teso. Come sa chi ha provato il mezzo punto, tutti i pannelli ricamati pendono da una parte (forse non succede se lavorati su telaio, ma non posso saperlo perché non lo uso) quindi prima di farli incorniciare, è bene metterli in forma. Spero ne conosciate la tecnica, nel caso vi interessi un giorno ve la spiego.

Per i ricami a punto croce le cose si fanno da un certo punto di vista,  leggermente più complicate...ma premetto che sono piuttosto pignola, dev'essere per questo motivo che le casette, ricamate nel lontano 2005/ 2006 erano ancora lì da incorniciare!

Ora che venendo ad abitare qui, ho dovuto ripensare totalmente a come e cosa appendere alle pareti, riandando a pescare quadri e arazzi dimenticati, mi era venuta voglia di mettere finalmente la cornice a quella serie di casette ricamate, una mia creazione dal disegno dello schema fino alla sua realizzazione, di cui avevo parlato in questo post.

Informandomi presso un negozio, ho capito però che i miei ricami, dato che li avevo ben stirati e apprettati, sarebbero stati semplicemente posati sul cartone per poi incorniciarli. 

Io, che in passato ero stata abituata con Clò che invece li tendeva bene, ho arricciato il naso... e ho proposto di prendermi la briga personalmente della prima fase del lavoro cioè di tirarli come volevo io sul cartone per poi portarli da loro a terminare il tutto.

E così ho fatto. Cercando di essere chiara nella spiegazione, vi dico come abbiamo proceduto io e Maurizio in questa fase, augurandomi sia utile a qualcun'altra/o pignola almeno quanto me!


come incorniciare i ricami a punto croce

 

In un mio manuale, Il libro dei lavori femminili di Rakam, avevo trovato questa spiegazione che condivido con voi, in cui viene illustrato il modo in cui si deve tendere il ricamo su una tavoletta di legno usando ago e filo.

 


 

Questo sarebbe stato probabilmente il metodo migliore, ma ho preferito sperimentarne uno mio, che tenesse comunque conto di non rovinare il ricamo, caso mai si volesse un giorno cambiare cornice. Un metodo più semplice e veloce, finora solo pensato, che ricalcasse grosso modo quello adottato dall'ex corniciaia e che mi aveva accennato, a grandissime linee, una vita fa. Chissà poi com'era realmente...

 

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Occorrente: cartone bianco spesso circa 3 millimetri , riga squadra e matita, un taglierino, scotch biadesivo sottile, scotch di carta e logicamente il ricamo da incorniciare 

 

 Premessa: naturalmente i ricami in partenza non devono avere nessuna piega ed essere un po' sostenuti, quindi dopo averli spruzzati molto leggermente con acqua e amido, si stirano a rovescio o da dritto senza schiacciarli e proteggendoli con un panno.  Se serve, si possono utilizzare anche degli spilli per tenerli tesi sull'asse mentre si stirano.

1) Si prendono ora le misure, lunghezza e altezza, della parte occupata dal ricamo o precisamente di ciò che vogliamo mettere in mostra (potrebbe essere compresa anche una parte di bordo non ricamato tutt'attorno). 

A queste misure, dovremo aggiungere quello della battuta della cornice, cioè di quel bordo interno che serve a contenere il quadro e che andrà a coprire una minima parte della superficie esterna di esso.

Se avete già la cornice, misurate quindi la profondità della battuta, altrimenti, prima di iniziare il lavoro, andate dal corniciaio, scegliete la cornice che fa per voi e chiedete di quanto dovrete stare abbondanti.

Es: se la lunghezza del ricamo misura cm. 30 e la battuta 0,5 dovrete fare: 0,5 + 30 + 0,5 = 31 cm. Stesso procedimento per l'altezza.

2) Servendosi di matita squadra e armamentario vario, si riportano tali misure sul cartone e lo si taglia col taglierino. La corniciaia mi aveva fornito il loro cartone, ma lo si può trovare in qualunque negozio di cartotecnica.

3) Una volta tagliato, si attacca lo scotch biadesivo sottile su tutto il perimetro del cartone lasciandolo sbordare della metà, come vedete in foto.

 


 

4) Sopra la sagoma di cartone si appoggia quindi il ricamo tendendolo leggermente. E' questa un'operazione molto delicata quindi se è possibile consiglio di farsi aiutare da qualcuno per riuscire a inquadrare esattamente la stoffa dai quattro lati.

Una volta fatto questo, si fa aderire meglio la tela premendola leggermente sul biadesivo.

6) Si gira poi il cartone e si rimbocca la tela eccedente sul retro. Infine la si blocca con dello scotch di carta lungo i quattro lati. Non abbiamo fatto proprio un gran lavoro raffinato e lo si nota, ma lo scotch il suo dovere l'ha fatto e bisogna pensare che il retro verrà poi coperto da un foglio o cartoncino.

 


 Ecco com'è venuto il lavoro visto dal davanti.


 

A questo punto, se avete già in casa la cornice adatta, basterà inserirvi il pannello che avete realizzato. Io invece, come vi avevo anticipato, ho portato i miei ricami così preparati dal corniciaio. 

Ho scelto le cornici in base al colore predominante del ricamo, che è poi quello delle scritte che corrono attorno alle casette e questo è il risultato. 

 


 Uno dei miei due preferiti visto da vicino...

 

Certo, essendo di misure diverse tra loro, I quadri non risultano simmetrici sulla parete, ma mi piacciono lo stesso, è bello vederli finalmente appesi in cucina!

Foto di giorno...(emh, le stuccature sul muro vanno riprese, i riflessi fastidiosi del vetro invece mi sa che devo sopportarli)

 


 

E foto di notte...illuminati dalla lampada.

 

le mie casette ricamate appese in cucina

   

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Care lettrici e lettori, vi informo che tra qualche giorno il mio blog si prenderà un po' di pausa...no, non andrò in Via delle arance, la via delle casette ricamate, ma un altro gruppo di casette, contornate da boschi e monti mi, anzi ci, aspetta. 

A presto!

 


giovedì 1 febbraio 2024

il troppo stroppia?

Il troppo stroppia? Voi come la pensate a questo proposito? Me lo sto giusto domandando in questo periodo di trasformazione in cui, arredando di mano in mano la casa, sta venendo allo scoperto la mia tendenza a sovraccaricare. Ho visto che oggigiorno si punta molto a valorizzare mobili e oggetti sistemandoli in modo artistico e solitario, quasi fossero esposti in un museo e a volte vorrei ispirarmi pure io a quello stile minimalista, perché inoltre sappiamo tutti che poche cose da spolverare sono di gran lunga preferibili!

Già...in fondo mi piaceva il mio mobiletto verde sovrastato solo dalla grande stampa geografica e con le mie scomposizioni composte laggiù sullo sfondo (ricordate il post con il muro ancora vuoto?), era un angolo di spaziosa semplicità. Eppure non potevo assolutamente rinunciare ad appendere da qualche parte del salotto i miei due quadretti con gli insetti che mi piacciono troppo e se non era quella la parete giusta, allora dove?

 


E poi, una ciliegia o meglio un quadro tira l'altro...Tra quelli che mia mamma aveva appeso in mansarda e che avevo messo via provvisoriamente, ho trovato anche le tre stampe di fiori che vedete in foto sulla sinistra: ecco, questo mi pareva il posto adatto per dei quadri così carini. Stampe antiche e cornici in legno scuro fanno da filo conduttore, ho pensato.

 


Parentesi: A dire il vero, io che sotto sotto miro alla precisione, non posso dirmi soddisfatta al cento per cento di come li abbiamo disposti...eh, mica è facile! Oltre a prendere le misure possibilmente esatte, bisogna immaginarsi, prima, il risultato e poi, una volta deciso, tenere le dita incrociate augurandosi di non martellare proprio nel punto in cui il muro offre una tale resistenza che il chiodo non ne vuole sapere di infilarsi! Cosa che di frequente purtroppo si verifica... indispensabile allora spostarsi di un centimetro o due sapendo che l'insieme risulterà più disordinato.

Difficoltà a parte, anzi direi incorporate, successivamente ho pensato di aggiungervi pure due acquerelli con soggetti molto delicati che erano stati dipinti da una persona che non c'è più da anni, la stessa che mi ha regalato la grande stampa antica. E nell'angolino a destra la mia ghirlandina biedermeier (ancora da riparare) secondo me non sarebbe stata affatto stonata...e infatti l'ho messa.

 


E già a questo punto, se non molto prima, avrei potuto fermarmi, ma in alto la parete mi sembrava un pochino vuota, così...dai, che lassù ci appendiamo anche i miei due libri piegati! (tecnica book folding  di cui ho parlato qui e qui) Realizzati in questi giorni appositamente, i folded books appesi presentano un procedimento facile e abbastanza veloce. Se vi interessa qui il link del primo a sinistra che è quello più complesso, ma di poco.

 


Mmhh, così sporgenti non mi convincono del tutto, ma per adesso lasciamoli lì che mi ci devo abituare, poi si vedrà. Sì, mi piace appendere delle cose e tenerle lì a decantare, vedere l'effetto che ci faranno in seguito, per poi eventualmente spostarle da un'altra parte o al limite toglierle. Come avrete capito la mia casa è ancora in divenire anche se il capitolo "trasloco" dovrei considerarlo chiuso nonostante le tante cose ancora da sistemare.

 


Lo so, lo so, appendi appendi temo di aver appesantito fin troppo quella paretina, avete ragione ;-D Terrò presente, proprio come estrema possibilità, quella di poter guastare tutto e stuccare i numerosi buchi. Ma so anche che potrei al contrario riempirla tutta tutta fino al soffitto...già, perché no? Potrebbe essere una (malsana) idea che considererò. Mi servono solo altri quadri adatti.

 

 

Per adesso meglio accantonare la cosa per concentrarmi invece sulla sua dirimpettaia. Quando anche lei sarà ben rimpinzata (perchè lo sarà senza dubbio!) potrò allora rimirare la veduta d'insieme del salotto e valutare se l'effetto sarà piacevole o... disastroso 😱

Direi che è veramente questione di equilibri arredare con gusto una casa (chi mi ha detto che di gusto ero dotata si sarà ricreduto? Penso di sì.) fatto sta che mi piacerebbe circondarmi di molte cose, non dico proprio di tutte quelle che avevo nell'appartamento precedente che non saprei dove metterle, ma almeno di una buona parte di oggetti e quadri a cui sono affezionata, come se ci fosse un filo di continuità tra le due case anche se so bene che è impossibile ricreare qui l'atmosfera accogliente che caratterizzava il mio precedente nido.

Ogni abitazione ha le proprie caratteristiche, la sua personalità e sarebbe insensato non assecondarle per inseguire l'idea di casa in cui si è vissuto prima (anche se spargo sempre in giro tracce delle case precedenti, sono bei ricordi).

Sarebbe illogico anche attaccarsi a un'idea di totale fantasia, ma potrebbe essere proprio quella l'ispirazione che ci guida nell'arredare, non credete?  Ispirazione che per me, pur se nata e cresciuta in città, sarebbe da sempre quella di una romantica baita. Beh, purtroppo qui manca praticamente tutto della baita, soprattutto la montagna, scendiamo dalle nuvole!

Però però...e se mi inventassi un bell'angolino tirolese trasformando in scaffalino la mia vecchia slitta in legno che ho nel garage su in montagna?!? Vedi idee tipo questa su Pinterest.

 

foto dal web

 

Un carissimo saluto dalla vostra Ninfa massimalista, che non è chi spara massime, ma chi segue il filone d'arredamento opposto al minimalismo. Sapevate della sua esistenza? Io l'ho scoperto solo ora, se vi va potete leggere qui , e mi ci sono ritrovata abbastanza. Mi ha colpito una frase in cui si sostiene che in una casa massimalista c'è sempre posto per aggiungere mobili (beh, insomma...) o appendere qualcosa alle pareti...il troppo pieno insomma non esiste! 

Però, aggiungo io, quanto è difficile rendere quel "troppo pieno" armonioso e non solo caotico!

E voi siete più minimalisti o massimalisti?

mercoledì 24 gennaio 2024

frammenti del mio weekend

Sono già diversi giorni che non pubblico niente, ho dedicato infatti poco tempo al blog e al computer in generale. Volevo quindi farvi un saluto raccontandovi qualche frammento del mio weekend. No, non ci sono stati avvenimenti speciali, ma come sempre qualche uscita in più rispetto alla settimana, ciò che basta insomma a regalare quel pizzico di piacevolezza in aggiunta alla nostra vita quotidiana. 

 

FRAMMENTI DEL SABATO

 

Il mio sabato è iniziato in un modo luminoso, anzi luminosissimo, al tavolo della cucina con il rito della colazione: un tè che ogni tanto alterno (tengo in dispensa una vasta scelta di tè e tisane) e dei biscotti che ogni tanto vario cercando di rimanere possibilmente nella gamma "biscotti sani e bio". E' pur vero che tè e biscotti non sono il non plus ultra della dieta salutare, ma, pur non amando la monotonia alimentare, spesso ci ricado perchè, tra le colazioni dolci che sono le mie preferite, è forse la più veloce da preparare. 

 

luci e ombre mattutine in cucina

Certo che la più rapida in assoluto l'ho vista da poco in una scena di un film guardato al cinema: un caffè in lattina preso al distributore sotto casa prima di andare a lavorare. Capito di quale film parlo? Da 1 a 10...beh, io gli darei minimo minimo un bell' 8 e 1/2! E voi?

 

foto dal web

 

Il primissimo pomeriggio del sabato è stato subito operativo, cosa non da mia abitudine. Dato però che il giorno primo avevo impastato e messo in frigo della pasta frolla, dopo pranzo mi sono messa dietro ai biscotti che avevo in programma. Prima volta che li facevo, li volevo provare perché a me piacciono moltissimo i dolci con le mele cotte (se cercate mele sul mio blog ne vedrete qualcuno). 

 

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Qualche settimana fa avevo sfornato due begli strudelini, sabato invece è toccato a queste invitanti offelle. Tale nome, in dialetto romagnolo, sembra derivare da offa che significa focaccia, schiacciata. Sembrano però più dei biscotti ripieni con una purea di mele.

Apro su questo dolce argomento un capitolo un poco ampio, perchè ho scattato alcune foto che voglio mostrarvi.

Ecco le mie offelle pronte sulla teglia prima di essere infornate,

 


le offelle dopo essere state sfornate,

 


 cosparse di zucchero a velo 

 


e infine naturalmente...

 

 


offelle durante l'assaggio.

 


 

Che dire? Buonissime! Per la ricetta ho attinto sia al famoso manuale di Pellegrino Artusi che dalle nostre parti è come la Bibbia e non si può non averlo in casa, sia ad una ricetta, trovata sul web, che la modificava leggermente. Ad esempio, seguendo quella, invece del candito che non avevo e che non mi fa impazzire, ho aggiunto dell'uvetta sultanina. E ho anche messo meno zucchero nelle mele e meno burro nella frolla. 

Però a parte tutto, il burro c'era eccome e si sentiva! Non che mi dispiaccia, tutt'altro, ma dato che purtroppo 😥 dovrei eliminarlo...mmh, diciamo limitarlo, la prossima volta proverò a farle con la frolla all'olio. 

 

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Nel weekend non ho ricamato tanto, mi son presa un po' di pausa, ma voglio aggiornarvi comunque su come sta andando il mio "A vase of flowers". Se ricordate ve ne avevo parlato qui, dopo l'acquisto del kit. 

Da quando l'ho comprato, ci ho lavorato parecchio al mio ricamo a punto croce, perché ero impaziente di riuscire a intravedere qualcosa e ora finalmente qualcosina la si riesce a immaginare!

 

il mio ricamo "A vase of flowers"

In un lavoro come questo non ci sono, come avete visto, soggetti ben delineati, ma è l'insieme delle sfumature che dà vita al quadro stesso. Quindi per far sì che le chiazze ricamate acquistassero un senso, mi ci sono dedicata tutti i giorni per un'ora, due, tre...boh, ci ho perso perfino il conto, ma i miei occhi no... 

Non so ancora se tanta fatica sarà ripagata dalla riuscita, il fatto è che non ne posso essere sicura dato che durante l'esecuzione ho disseminato una discreta quantità di errorini. Certe tonalità di filati sono talmente simili tra loro che è davvero facile imbrogliarsi a contare! E finché si tratta della discrepanza di un punto o due non si dovrebbe notare, ma c'è una parte in alto in cui qualcosa non mi quadra per niente...mah, speriamo bene!


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Abbiamo chiuso la giornata di sabato andando al cinema in un paese vicino in compagnia di amici. Film di Aki Kaurismaki, un regista finlandese che non conoscevo. Il primo approccio, "Foglie al vento" si intitolava il film in seconda visione, è stato buono, sì mi è piaciuto. Dialoghi ridotti all'osso e stralunati, inaspettati, personaggi interessanti e "veri" che si muovono in una realtà sociale difficile. Ironia che serpeggia, un'ambientazione affascinante e nostalgica...i colori, le luci, gli arredamenti mi hanno fatto desiderare di trovarmi in quegli interni senza tempo o forse di un tempo.

 

foto dal web


Dopo il film avremmo preso volentieri qualcosa al bar, fuori era un freddo che si belava, ma niente da fare! In uno da una certa ora in avanti servivano solo cocktail, un altro non era un bar, bensì un centro sociale e infine nel terzo appena spinta la porta a vetri sono stata investita da un boato musicale da discoteca così assordante che l'ho richiusa immediatamente.

 


FRAMMENTI DELLA DOMENICA

 

Nella domenica abbiamo dovuto occuparci degli ultimi trasbordi di roba dalla vecchia a questa casa e trasferire inoltre molto materiale che avevo in un garage nella "nuova" cantina. Finalmente possiamo dire che quello del trasloco è un capitolo chiuso, ma non quello della sistemazione di tutto ciò che sto accatastando in mansarda. Quello è ancora e lo sarà per molto un capitolo del tutto aperto...

 

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Alla sera altra puntata al cinema. Era già da almeno un mese che dicevo di non voler assolutamente perdere l'uscita dell'ultimo film di Hayao Miyazaki e visto che, in prima visione sarebbe stata l'ultima occasione di vederlo, ci siamo andati. Due film al cinema in due giorni non mi capitavano da anni luce!     

Forse si è capito che amo molto questo regista, vero? Sono come viaggi i suoi film di animazione, c'è una tale ricchezza di tutto che ti sbalordisce e stordisce. Una fantasia strabordante, trovate curiose, personaggi fantastici, simboli, suggestioni poetiche che si mescolano in trame spesso complicate da seguire e a cui è meglio abbandonarsi senza volerle comprendere a tutti i costi. Meglio immergersi nelle sue atmosfere e lasciarsi trasportare come in sogno nel suo mondo incantato. Vedere i suoi film più volte aiuta comunque ad accorgersi di particolari che a prima vista possono essere sfuggiti e vi assicuro che c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire "tra le pagine" dei suoi film.

 

foto dal web


 

Dopo questa bella premessa, devo dire però che "Il ragazzo e l'airone" non mi ha entusiasmato. Non so, sarà stata anche una certa stanchezza che avevo addosso, ma certe parti mi hanno un po' abbioccato, lo confesso. Non so se per via del personaggio principale che non mi ha coinvolto tanto, per i temi esistenziali trattati che non sono proprio noccioline, per una certa cupezza di fondo e per quel  "bulirone" di cui parlavo prima e che mi è sembrato qui ancor più accentuato. D'altronde la mia non è una recensione che non sarei certo in grado di scrivere, quindi prendetela per quella che è, solo una mia impressione. Sarei contenta se qualcuno di voi che l'avesse visto mi dicesse come gli è  sembrato. 


Vi saluto con una delle stupende canzoni tratte dal primo film di cui vi ho accennato, quello di cui mi sono innamorata subito e che per ora metto al primo posto nella mia classifica annuale appena iniziata. 




mercoledì 10 gennaio 2024

la gemella zuccherosa (mobiletto numero due)

Poco tempo fa vi avevo confidato che accarezzavo l'idea di dipingere anche l'altro mobiletto, ricordate questo post in cui ve ne avevo parlato? 

E così ho fatto: ho verniciato la seconda credenzina di legno grezzo con la Vintage Paint color rosa. Era l'unico colore che avevo in casa in quantità sufficienti per tale lavoro, un acquisto scontato dell'altro anno, e devo dire che alla fin fine questa tinta delicata non mi è affatto dispiaciuta.


MOBILETTO IN ROSA TENUE 

 

Ora vi faccio vedere il mio lavoro, anche se le poche foto che ho scattato sono bruttine e buie, la stanza purtroppo è poco illuminata. 

 


Dal vero il colore è più bello e si intona sia al lampadario

 


che alle pareti che sono pallidamente rosate...beh, diciamo pure che s'intona solo con queste due cose!

Come vedete, è proprio la gemella del precedente verde, ma più "zuccherosa". Anche in questo caso ho sostituito le maniglie originali con pomelli nuovi. Questa volta li ho scelti in ceramica bianca a forma di rosa, perché secondo me davano una nota romantica e inoltre con la tinta del mobile, denominata "faded rose" le roselline facevano proprio al caso mio 🌹

 


 

Anche il fondale o non-so-come-si-chiama di questo mobile, come l'altro, l'ho rivestito con la carta, 

 


ma ne ho utilizzata una a fantasia in tinta che avevo già in casa fissata semplicemente col del bi-adesivo.




IL MOBILETTO DOVE LO METTO?

 

Appena dopo averlo terminato, decisissima a sistemarlo in salotto anche se avevo già avuto qualche sentore di come sarebbe andata, ho provato tutte le combinazioni possibili spostando e incastrando i mobili di qua e di là nei pochi spazi liberi, ma ho dovuto ahimè constatare che mentre quello verde in fondo si era adattato bene all'ambiente e dalla sua parete infatti non l'ho più spostato, quello rosa non c'entrava proprio niente col resto dell'arredamento. 

Mi sono dovuta così arrendere all'evidenza e ho dovuto portare la gemella zuccherosa in un'altra stanza, precisamente in quella che sembra un magazzino dell'usato con quei mobili allineati alla rinfusa! Avrebbe dovuto in realtà far da studio, ma a parte le postazioni computer, la sto usando anche come stireria, stenditoio, appoggia cose, "palestra" (si fa per dire...c'è solo una cyclette) e guardaroba. Insomma, una caotica camera multi-uso con un'identità ancora molto confusa. E in quel caos il mio delicato mobiletto rosa un po' ne soffre...

Probabilmente la parete in cui l'ho accostato non sarà quella definitiva, ma la stanza temo di sì. Va bè, auguriamoci almeno che l'entrata di questo "nuovo" elemento mi sia da sprone a sistemare tutta la camera in un modo più piacevole. Per adesso l'unica cosa certa è che nel muro sopra al mobile ci appenderemo il nostro MA.NI. tappeto nelle tonalità dal bordò al panna che intravedete appoggiato sul piano. 

 


 

Buona romantica giornata a tutti!

lunedì 8 gennaio 2024

inizio l'anno con Gauguin

Innanzitutto buon anno a tutti, amici e amiche, spero che abbiate trascorso delle belle feste. Io non mi lamento di certo, in quanto in questo periodo di vacanza ho potuto incontrare più spesso le persone con cui sto bene e non chiedo davvero nient'altro!

A parte i ritrovi amicali o parentali, durante le feste natalizie sono andata avanti coi miei lavori di rinnovamento mobili e presto, connessione permettendo, vi farò vedere qualcosa.

Il post di oggi è dedicato però ad altro, cioè al mio primo acquisto del 2024. E' vero che sono in un periodo di autolimitazioni non solo di dolci, ma pure di spese (e vi parlerò approfonditamente anche di questo) ma quando ho visto, nella vetrina della mia merceria preferita, dei kit per il punto croce e mezzo punto che riproducevano quadri famosi, ho pensato che un regalo un po' costosetto  per i miei...tot anni da poco compiuti me lo potevo pur concedere! 

Così sono entrata in negozio e dopo aver osservato quelli a disposizione, non tanti per la verità, mi sono orientata principalmente su due kit a punto croce della DMC che mi piacevano particolarmente.

Stavo appunto scegliendo, quando la proprietaria è intervenuta e indicando tra i due "A vase of flowers" di Gauguin, ha detto che una sua cliente stava proprio cercando qualcuna/o che lo realizzasse per lei con l'intenzione di comprare poi il ricamo una volta finito.

Un lavoro su commissione insomma...ecco, sulle commissioni devo dire che nutro una certa titubanza da quando ho avuto qualche esperienza passata non proprio positiva, quindi ora le richieste di questo genere le prendo con le molle. In più l'idea iniziale non era quella di farmi un regalo?

Beh sì, è vero, ma in ogni modo ho pensato ugualmente di optare per il preferito della signora che del resto piaceva molto anche a me, senza prendermi fin da ora un vero impegno, ma riservandomi di decidere una volta iniziato...


il mio kit a punto croce

 

Eccolo, ora ve lo mostro in foto. Come vedete, c'è tutto il necessario per lavorarlo: cotone DMC nei vari colori (spero sia abbastanza!), ago, tela Aida, schema coi simboli in bianco e nero e immagine a colori sempre corredata dai simbolini.


 


Pensandoci bene questo è il mio primo kit a punto croce, infatti quando anni fa ricamavo, copiavo gli schemi pubblicati sulle riviste oppure ne creavo io stessa, come avevo raccontato qui

 

sviluppi successivi...inizio del ricamo

 

Allungo di un pochino il mio post per dirvi che ho già iniziato a ricamarlo (eh, io sono la curiosità  fatta persona!) e ho potuto vedere fin da subito quanto fosse un hobby molto più salutare dipingere i mobili... Eh, diciamo che la posizione mani-braccia-spalle-testa è tutto fuorché rilassante, oltre al fatto che a distanza di anni ho dovuto mettere su gli occhiali per vedere da vicino...regali dell'età.

In più ho constatato che si tratta di un ricamo impegnativo, non ne avevo mai fatti così "tutti pieni"! Solo a mezzo punto avevo ricamato in quella maniera, ma in quel caso il lavoro corre più spedito. Sarò pure arrugginita, è infatti da tanto che non ricamo, ma per farne solo un pezzettino ci ho impiegato diverse ore (ah, non badate al fatto che il mio ricamo è a macchie sparse: sono partita sbadatamente dal fondo e sto risalendo verso l'alto). 



Nonostante quanche impedimento in più, devo dire però che il piacere di ricamare è rimasto lo stesso e mi coinvolge così tanto che non riesco a smettere neanche quando i miei occhi lo reclamerebbero!

Considerazione finale: avevo detto che avrei preso una decisione una volta iniziato? Beh, l'ho già presa... questo ricamo lo terrò per me! 

 

P.s. Non mi dispiacerebbe, una volta finito (tra mesi? anni?) fare un salto a vedere il quadro in questione dal vero...dove? Ma alla National Gallery, giusto qui dietro l'angolo ;-D 

P.S.due...e in quel museo potremmo pure ammirare l'originale di questo dipinto di Seurat che Maurizio ha riprodotto da ragazzo...due piccioni con una fava!

 


 

domenica 31 dicembre 2023

tiramisù e ricordi

Sabato scorso, di mattina, in vista della cena con amici che avevamo organizzato per la sera, ho preparato anche il tiramisù con i pavesini, un dolce che in genere piace sempre, cosa appurata in più di un'occasione. Qui in questa casa mi piace molto stare nella cucina, spaziosa e luminosa, e mi piace trafficare mentre ascolto la musica alla radio, è come se mi si appiccicassero di nuovo addosso le sensazioni piacevoli di quando cucinavo qui alcuni anni fa, quando c'erano ancora i miei.

Sarà per quello che mentre spolveravo il cacao in polvere sul dolce, ho immaginato di chiacchierare con mia mamma, come se fosse stata lì... Ti ricordi mamma quando una volta facevi il tiramisù? Lo mettevi direttamente nelle coppette di cristallo, me lo ricordo...era molto chiaro e aveva un sapore particolarmente delicato, ancor di più del mio...ci mettevi più albumi che tuorli?

...e continuo sul flusso dei miei pensieri.

Mi piaceva molto, ma ho ancora in mente il gusto forte del caffè dei savoiardi imbevuti e quello del cacao con cui ricoprivi completamente le coppette senza lasciare alcun spazio libero. Sapori che contrastavano piacevolmente con la finezza del mascarpone, ma un po' troppo amari per il mio palato di bambina, infatti spesso scavavo col cucchiaino appena sotto alla superficie del cacao per evitarlo. 



Sarà per quello che nel mio tiramisù il caffè per i biscotti, che uso decaffeinato, lo diluisco abbastanza col latte e che il cacao lo spolvero più leggero che posso, cosa peraltro per niente facile dato che tende a venir giù ad acquazzone ed accumularsi. Certo l'effetto "marmorizzato" non sarà piacevolissimo a vedersi, ma al gusto lo preferisco così. 

E voi come guarnite questo dolce, sempre che naturalmente lo facciate? 


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A causa della connessione a internet che in questa casa e in questi giorni è stata molto ballerina, non sono riuscita a passare da molti di voi amiche e amici come avrei voluto, ma lo farò senz'altro nel 2024. Eh sì, perché gira e frulla ormai ci siamo!

Approfitto quindi di questa insperata connessione del mio PC per pubblicare il post e per augurare a tutti, a livello individuale e mondiale, un anno fertile che faccia crescere e maturare i frutti del rispetto e della gentilezza, della libertà e della consapevolezza.

 

BUON ANNO!