Nessuno la conosce come la gente del posto e sol Luigi che è peraltro uno tosto poteva condurci in luoghi alternativi che a dir poco si son rivelati superlativi.
Con piglio da gentile comandante
foto di Erika
è riuscito a portarsi dietro anche il più recalcitrante...
foto di Stefano Davanzo
foto di Stefano Davanzo
da lassù tutta Verona si vedeva
e sulla nostra emozione ha fatto leva.
foto di Stefano Davanzo
Tornati puntuali giù da basso in discesa è facile allungare il passo
ci dirigiamo verso il nostro ristorante e qui col Costantino un po' indisposto (però ha voluto esser con noi ad ogni costo) e in seguito la sorridente Anna con famiglia ci siam sentiti come dentro ad una chiglia.
foto di Annamaria scattata dal figlio di Anna
Ma cosa dico? Sarà per via dell'Adige con la sua imponente presenza che il linguaggio marinaro mi ha gettato la lenza...
foto di Stefano Davanzo
in fondo è stata come una splendida crociera, spinti dalla brezza dell'amicizia vera
arriveremo di sicuro in altri porti
foto di Stefano Davanzo
salite senza indugi e chiudete i boccaporti!
foto di Stefano Davanzo
Non aggiungo altre parole che ne ho già scritte troppe, solo un ringraziamento fatto con tutto il cuore alle tre donzelle del web, Ambra, Erika eSandra (che non è potuta unirsi a noi, ma era presente nei nostri pensieri), a Luigi eCristina che ci hanno fatto da ciceroni nella loro bella città e poi...ad Anna e la sua famiglia, Annamaria, Cristina e Alfredo,Costantino, Stefano D. e Stefano G. E, least but not last, a Maurizio.
A parte il fatto che la mia domenica è finita in coliche, un "frescone" (vedi friscòun) del genere erano anni che non me lo beccavo, ma la combinazione caldo-umido, venticello e mangiate è stata micidiale...a parte quello insomma, il fine settimana a Verona è stato bellissimo ed ho ancora gli occhi e il cuore pieni della bellezza di quella città e della simpatia e allegria che come una corrente ha pervaso tutti noi bloggers dell'incontro veronese.
Sono parecchio assente dal mondo blogger, è vero, ma una poesiola, brutta ma sentita, la voglio proprio pubblicare: per chi c'era e per quelli che non sono potuti venire e che mi auguro saranno presenti ai prossimi incontri. Poesia con contorno di fotografie in parte mie, in parte di Stefano D. (che ho abbondantemente derubato) ed alcune anche di Erika eAnnamaria. Ringrazio i bloggers fotografi e parto senza pudore con le maldestre rime della 1° parte.
Arrivati a Verona il sabato sera, già dal pomeriggioun gruppetto di bloggers c'era,
foto Stefano Davanzo
io e Maurizio lo abbiamo raggiunto in trattoria dove abbiamo cenato in allegra compagnia,
in un luogo di grande suggestione che la dolce Cristina aveva scelto per l'occasione. Il giorno dopo levata mattutina, ci dirigiamo in Piazza Brà e nel tragitto (ci) fotografiamo qua e là.
Eccoci quindi all'appuntamento in piazza qui ci si riunisce con gli amici di razza... di razza blogger naturalmente che è la migliore...parlando virtualmente.
Partiamo quindi per una lunga camminata, ma dovrei forse dire scarpinata?
Per strade e ponti con l'occhio sempre vivo
foto Stefano Davanzo
alla bellezza di ciò che ci sta intorno che alla vivace brigata fa da contorno.
Il sole c'è e l'entusiasmo pure che bella 'sta città, ha un certo allure!
GIULIETTA:
O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome:
o, se non vuoi, legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una
Capuleti.
ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?
GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche
senza essere un Montecchi. Che significa "Montecchi"? Nulla: non una
mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un'altra parte qualunque
del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c'è in un nome?
Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo
stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe
quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo,
rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me
stessa.
ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò
ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.
A prestissimo amiche e amici bloggers dell'11° incontro, ci vediamo sotto il cielo di Verona!
Un buon fine settimana anche a tutti voi che vi trovate sotto ai cieli di altrettanto belle città!
Undici...siamo già a quota undici incontri blogger, un numero consistente, vero? Certo se non fosse per l'opera instancabile ed entusiasta delle tre donzelle del web (Ambra, Erika, Sandra) non ci saremmo mai arrivati e non avrei così potuto vivere momenti emozionanti trascorrendo domeniche divertenti e piacevoli assieme ad un'inusuale compagnia. Se non ci fossero stati questi periodici bei ritrovi, non avrei potuto dare un volto, una voce ad alcuni degli amici e amiche incontrate in questi anni tramite il blog e fare oltretutto nuove conoscenze.
Il bello di questi raduni non è solo l'aspetto della socializzazione anche se è indubbiamente la motivazione principale: c'è anche la scoperta o riscoperta di città interessanti, oltre a quella di gustare nuovi sapori, dato che il "perno" attorno a cui ruota la giornata è il pranzo. Siamo o non siamo italiani buongustai?!
Fino ad adesso sono riuscita a partecipare, assieme a Maurizio che pur non essendolo si è ben inserito tra noi bloggers, a quattro incontri e precisamente a...
Ora conto di essere presente (non ho ancora confermato, ma mi auguro di poterlo fare presto) anche al prossimo incontro che si svolgerà il 17 maggio nella splendida Verona. Ad organizzarlo questa volta, naturalmente col sostegno delle nostre tre donzelle, è stato l'amico blogger Luigi che in quella città ci vive e la ama profondamente. Andate a leggere qui il suo post e non esitate...questo è un invito per voi, miei cari followers, allora, chi si aggrega?
Domenica di brutto tempo (non questa, ma la scorsa): voglia di fare un dolce, ma in casa niente latte, poca farina e poco burro...però nella ciotola alcune mele. Sfoglio il mio quaderno delle ricette e, alla lettura degli ingredienti necessari, ne devo scartare un bel po'...non mi perdo d'animo però e continuo a sfogliare: la sezione dolci del mio ricettario è decisamente ben fornita. Finalmente ne trovo una che fa al caso mio, certo non ho così tanto burro e farina in casa, nè tante mele, ma basta solo dimezzare le dosi!
Beh, c'è anche da dire che è una ricetta scritta tanti anni fa, ricopiata chissà da quale giornale, mai provata finora. Ma questo non mi scoraggia di certo, tutt'altro...così di buona lena mi ci metto dietro.
Facile è facile, ve lo assicuro, basta solo che siate disposte/i a...
1) fare la sfoglia: a me rilassa fare la sfoglia ogni tanto (solo ogni tanto, eh!) ma non per tutte quante è così. Anzi, forse siamo la minoranza...
2) innondare la cucina di "odor" di fritto. Poco piacevole, sono d'accordo, specialmente se come me ci mettete due giorni a farlo uscire dalle finestre...Però il fritto "dolce" è un pochino più sopportabile, diciamo così.
3) sommergere il fornello di unto...tante goccioline che schizzano via dalla padella come fosse un acquazzone. Preparate gli ombrelli!
4) concedervi un fritto... non sarà proprio il massimo della salute, ma ogni tanto uno strappo si può fare, vero?
E detto questo, se questi quattro punti non vi hanno fatto desistere dall'intenzione di sperimentare queste gustose frittelline ripiene, eccovi qua la ricetta.
Crescioncini alle mele
Ingredienti:
gr. 300 di farina per dolci, gr.100 di burro, 6 mele, uvetta sultanina, cannella in polvere, 4 cucchiai di zucchero, acqua o yogurt magro.
Come si fanno:
Far fondere il burro in una padellina. Impastare sul tagliere la farina con la metà del burro fuso, aggiungendo acqua (lo yogurt io non l'avevo, ma voi potete scegliere ciò che più vi piace). Fare una palla e lasciarla riposare per mezz'ora al caldo. Io l'ho solo coperta con uno strofinaccio. Intanto sbucciare ed affettare le mele e cuocere le fettine assieme allo zucchero e a un po' di uvetta. Verso fine cottura spolverare di cannella. Cuocere finche le mele non saranno disfatte. Stendere col matterello una sfoglia sottile, ritagliare dei piccoli dischi (io ho utilizzato un bicchiere, perchè ero sprovvista di altri attrezzi), mettere al centro di ognuno il composto e chiuderli a metà.
Scaldare l'olio in una padella e friggervi i crescioncini finchè appaiono dorati da entrambe le parti.
Scolarli, asciugare l'unto in eccesso e...assaggiare. A vederli forse non sembrano particolarmente invitanti, però a volte non bisogna fermarsi alle apparenze...provare per credere!
Buon inizio mese a tutti voi e, dato che siamo in vista delle festività, ne approfitto per augurarvi con un certo anticipo anche unaBuona Pasqua!
Secondo me le case di vacanza sono delle vere miniere di vintage, non credete? Penso di essermi soffermata a pensare a questa cosa per la prima volta durante la vacanza appena trascorsa e non dev'essere un caso...dopo capirete il perchè.
Quali sono i motivi per cui esse (case, appartamenti, bugigattoli che siano) al loro interno custodiscono interessanti tesori ampiamente fuori moda? Beh, probabilmente c'è il fatto che gli arredamenti e gli oggetti essendo poco usati si rompono e rovinano meno quindi non c'è bisogno di sostituirli così spesso, ma c'è anche che non avendoli sempre sott'occhio tutti i giorni dell'anno, vengono appena sfiorati dal nostro desiderio di rivoluzione e cambiamento...e pure smaltimento, poichè difficilmente esiste il problema del sovraffollamento di cose in una seconda casa, pur piccina che sia!
E poi ci si affeziona. Sì, ci si affeziona...ogni volta che apro quella porta ritorno indietro nel tempo (anche se manco solo da un anno) ed è bello ritrovare gli oggetti al solito posto. Con che cuore allora potrei buttar via quei quattro tappini a corona raffiguranti animali?
O quel flipperino formato tascabile con cui probabilmente giocavano i miei nipoti quando venivano in vacanza in montagna?
C'è praticamente un intero cassetto vintage, e direi anche piuttosto confuso...potrebbe piacere a Mr.Hyde!
E rimanendo in tema ludico, se butto l'occhio alla parete, ecco che attaccato ad un chiodo ci ritrovo un giochino in legno: una bambina seduta su un letto a castello...beh, quel letto c'è veramente, proprio in quella stanza, solo che io dormivo sotto.
Facciamo un salto in sala-cucina? Dentro alla credenza spicca un bricco per il latte a pois, anni '70 probabilmente, ma potrebbe essere più recente. Lo trovo ancora carino, ma sono troppo pigra per adoperarlo: il latte me lo verso nella tazza direttamente dal pentolino dove lo faccio scaldare.
E che ne dite di questo thermos? Bicolore, di plastica, non so se ne avete avuti anche voi di simili. Dentro ci si metteva il tè oppure il caffellatte o anche solo il caffè. E' da tanto che non faccio un picnic, quei bei picnic che si facevano stendendo sull'erba il plaid scozzese...ma già, allora venivamo in montagna tutte le estati...
E gancini per strofinacci come questo li avete ancora per caso? Tenero il disegno della bambina-fiorellino che ricorda quelli dei libri di una volta e poi visto che regge nonostante gli anni perchè sostituirlo?
Poco più in là un porta-rotolo giallo, perfettamente integro e funzionante. Bello? Non proprio, però utile...
Apro poi, con occhio investigatore, l'angoliera dei liquori (e già quella appartiene a un periodo in cui il mobile bar era un classico, ma ora penso sia in disuso) e nel piano sotto agli alcolici da tempo svaporati, c'è un cervo che mi occhieggia da un bicchiere...ah, ma è un tappo!
E di animale in animale, sposto lo sguardo alla stufa sulla cui superficie è attaccato questo magnete a forma di coccinella a cui mancano le cornine: la sorella sbiadita
di un'altra che tengo sul frigo di casa....(oh, oh, ma il frigo è pieno di ditate).
Ero sicura che fosse un gadget, un regalo legato ad un prodotto, ma non riuscivo proprio a ricordare quale fosse, finchè non ho trovato su di essa un piccolo marchio e facendo una ricerca sul web sono riuscita a scoprire la sua provenienza: pensate che queste coccinelle le regalavano, negli anni '70, i benzinai della Total e si tenevano sul cruscotto della macchina. Grazie internet!
Dentro una cassapanca, più panca che cassa, due sportine si fanno notare: una è quella di un supermercato che avevano aperto tanti anni fa non lontano da casa mia, in città, non qui in montagna. Da quel che mi ricordo doveva essere il primo negozio di questo genere. La stampa sulla sporta parla chiaro...da quella si comprende un'epoca.
L'altro sacchetto in plastica piuttosto interessante e decisamente d'annata, è questo di Benetton che probabilmente conteneva una maglia.
E parlando di maglie, non resta che passare al reparto abbigliamento: una sbirciata nel buio solaio e rinvengo tesori e ricordi. No, questi scarponi non sono di certo miei, credo li mettesse mio babbo. Si vede che non sono proprio l'ultimo modello, vero?
Più in là invece i miei vecchi stivali di gomma nera! Devo averne un paio simile, risalente sempre a quegli anni, anche a casa: allora si usavano molto, sia in caso di pioggia che di neve. A vederli adesso non mi sembrano niente di speciale, eppure mi piacevano davvero (come ho anche raccontato qui). Bisognerebbe riavere la testa di allora per capire il perchè...
Torno di sotto e..no, non crederete mica che io in montagna mi aggiri ancora con i "peloni" come negli anni '70 /'80?! E' solo uno scherzo, tranquilli, tra l'altro sono scomodissimi, il piede balla di qua e di là...ma sono un pezzo di storia!
Penultime chicche trovate in questa caccia al tesoro vintage, sono questi due capi realizzati a ferri custoditi in una cassapanca. Non indosserei più una giacca di lana rosa così, è vero, però visto che ne apprezzo ancora la bellezza e riconosco la bravura con cui è stata realizzata (peccato che in foto non si veda il bel punto a bastoncino in rilievo) e in più è anche un bel ricordo, non la darei mai via. Sopra, di un vivace giallo pulcino, ho voluto appoggiarvi una sciarpa che mi aveva fatto mia mamma, se ricordo bene. Meno esperta in quest'arte della mamma della mia amica, ma di certo volenterosa...
E per chiudere vi faccio vedere un bel reperto vintage che ancora porto e non me ne vergogno neanche! In fondo la "mia" montagna è un luogo genuino dove un'attrezzatura per il fondo come questa può passare anche inosservata... Purtroppo mi sono dimenticata di fotografarla a riposo e dalla foto sotto non si vede bene com'è fatta, ma le mie scarpette vi assicuro che sono proprio "antiche": assomigliano un po' a quelle da bowling e hanno una punta quadrata di gomma per agganciarle allo sci. E gli sci...antichi pure quelli, logicamente.
Beh, io ho finito, non so quanto questo mio post abbia potuto interessarvi (probabilmente molto poco) ma ora che mi sono messa a fare, saltuariamente, qualche mercatino dell'usato, nutro un interesse particolare per queste vecchie cose. Che sia chiaro però che sul mio banchetto queste non le troverete mai!
Vi saluto con un video di musica in tema...ciao a tutti.
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